| ~Nome: Lusha Rareglove ~Età: Sconosciuta (Dimostra circa 20 anni umani) ~Razza: Mezzo Demone ~Classe: Barbaro ~Fazione: Schwarzwind ~Luogo di Nascita: Simphonia ~Altezza: 1.83 ~Peso: 77 Kg ~Arma: Spadone ~ Neo Decagolus~Armatura: Darkbring Armor

~Background: In un epoca non ben specificata, in un lontano paese del Giappone conosciuto allora con il nome di Sinphonia, accadde uno strano fatto in una notte, apparentemente, come tante altre; un demone ed una umana si accoppiarono ponendo un segno indelebile al loro amore. I due amanti si nascosero per dare alla luce il frutto del loro incesto e non si fermarono al primo assaggio del peccato, ma diedero alla luce, qualche anno dopo, un altro essere mezzo-immondo. Il loro primogenito, Lusha, aveva un aspetto uguale a quello di un umano, la sua unica incompatibilità apparente erano le gialle iridi, mentre il più piccolo, Shen, aveva strani capelli color rosso sangue, iridi del medesimo colore, ma per il resto anche lui era molto simile ad un umano. I due crebbero isolati dall'occhio umano, poiché loro erano differenti, il fatto di essere mezzo-demoni li classificava automaticamente come dei reietti. Non potendo fraternizzare con nessun altro coetaneo, divennero più che fratelli, amici, e con il passare degli anni iniziarono ad odiare la loro situazione, ma sopratutto il loro essere. Il tempo continuava a scorrere fin quando riuscirono a capire ambedue che i demoni non erano loro ma gli umani; così raggiunta una certa età anche con le loro piccole differenze iniziarono a fare la propria vita in Simphonia, fortunatamente anche se con difficoltà ambedue riuscirono a trovarsi un lavoro ed a riuscire ad essere integrati nella popolazione anche per il fatto del loro aspetto molto umano. La vita continuava, con i suoi alti e bassi, finché un triste giorno per i due ragazzi, ma più in generale per l'intera popolazione di Sinphonia, il sole calò e non si rialzò più; i sporchi abitanti scoprirono il rifugio del Demone, ed essendo consapevoli di non poter fare nulla richiesero l'aiuto delle forze armate Giapponesi. In poco tempo assaltarono la città, e quando Lusha e Shen videro l'arrivo dei plotoni Giapponesi capirono subito qual'era il loro intento e cercarono di fermali, ma purtroppo gli abitati li bloccarono prima che essi potessero interporsi tra loro padre e le milizie. I soldati rintracciarono immediatamente la posizione del demone e lo uccisero ma non si fermarono ad esso misero a ferro e fuoco tutta Simphonia per prevenire l'ascesa di qualche altro demone e derivati, così i stessi abitati che chiesero il loro aiuto cercarono di ribellarsi. Mentre Lusha e Shen combattevano per salvare la loro città, affiancati dagli altri abitanti in grado di combattere, capirono che non vi era più nulla da fare, ma, iniziata la ritirata, accadde qualcosa che avrebbe segnato per sempre la loro vita; Lusha venne afferrato da uno strano tizio incappucciato, gli abitanti capirono che per il povero mezzo-demone c'era poco da fare, e che sarebbe stato incarcerato, ma Shen non si arrese all'idea e cercò con tutto se stesso di salvare il fratello. Sfortunatamente per lui gli abitanti erano troppi e quindi riuscirono a farlo desistere dal suo intento e a portarlo via. Lusha fu stordito e portato via, il suo risveglio fu avvenuto per via dello schianto che il suo corpo fece con un freddo pavimento; aprì gli occhi ed ancora stordito vide dietro delle sbarre un tipo con una armatura, esso gli pose un piatto con del cibo dopodiché andò via. La situazione era chiara: erano riusciti a catturarlo, al momento sperava solo che anche il fratello non fosse stato catturato o peggio ancora. Passarono svariate settimane finché, come al solito ad una certa ora una guardia si porse dinnanzi alla sua cella passandogli del cibo, poco prima di andarsene il mezzo-demone chiese ad esso se sapeva qualcosa riguardo al fratello e riguardo a Simphonia; La guardia lo guardò e con un sorriso sul volto gli disse cher la sua città natale era stata distrutta e che presto o tardi sarebbe divenuta una città Giapponese e gli disse che il fratello venne rintracciato ed ucciso. Un enorme urlo intrinseco di rabbia, odio e disperazione rimbombò per tutta la prigione. Passarono moltissimi anni prima che Lusha riuscì ad evadere, la prima cosa ce fece dopo essersi liberato delle guardie fu di dirigersi a Simphonia, sfortunatamente lì trovò un altra città in cui vi era un altra popolazione, così iniziò il suo lungo viaggio fin quando non giunse una sede di mercenari ove lo fornirono di un equipaggiamento, da quel giorno Lusha fu al servizio degli Shwarzind. Edited by † Lusha Rareglove † - 2/9/2009, 15:08
Disse allora il signore: <<il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui mi è giunto il grido fino a me: lo voglio sapere!>> Quegli uomini partirono ed andarono verso Sodoma. Mentre Abramo stava ancora davanti al signore. Abramo gli si avvicinò e disse: <<davvero sterminerai il giusto con l'empio?>>
<<forse ci sono cinquanta giusti nella città>> Davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; Lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia? Rispose il Signore: <<se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò tutta la città>>.
Abramo riprese e disse: <<vedi come ardisco parlare al mio signore, io che sono polvere e cenere... forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?>>. Rispose: << Non la distruggerò se ne trovo quarantacinque>>. Abramo riprese ancora a parlargli e disse: <<forse là se ne troveranno quaranta>>. Rispose: <<non lo farò per riguardo a quei quaranta>>.
Riprese: <<non si adiri il mio signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta>>. Rispose: <<non lo farò se ne troverò trenta>>. Riprese: <<vedi come ardisco parlare al mio signore! Forse là se ne troveranno venti>>. Rispose: <<non lo farò riguardo a quei venti>>.
Riprese: <<non si adiri il m io signore se parlo ancora una volta sola; forse la se ne troveranno dieci>>. Rispose: <<non la distruggerò riguardo a quei dieci>>.
Genesi, capitolo 18, dal 20 al 32 _______________________________Soul Calibur Zone_______________________________ 
"Non arrenderti mai, perché quando pensi che sia tutto finito, è il momento in cui tutto ha inizio." (J. Morrison) 
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